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La colonia dei boschi

Ti sembra giusto che, dopo tanti anni di onorato servizio, ti appioppino l’antipatico appellativo di Ecomostro e ti guardino tutti con volontà demolitrice?

Scusa lo sfogo, non mi sono nemmeno presentata. Mi chiamo Ipost e sono una colonia estiva, anzi lo ero, visto che mi hanno abbandonata nel 1997. In poco più di venti anni ho visto passare qualcosa come 18.000 bambini, figli dei dipendenti dell’allora Poste e Telegrafi. Se mi concentro percepisco ancora le grida gioiose, i giochi, il tintinnare delle posate all’ora del pranzo, i bisbigli furtivi nelle camerate prima di spengere la luce.

Poi più nulla, non ero redditizia e mi hanno lasciata sola, triste, lottando contro le infiltrazioni d’acqua che minano i miei 60.000 metri cubi di cemento. Mi sto sgretolando pian pianino mentre, da vent’anni, qualcuno sta ancora cercando di decidere per il mio futuro. 

A volte mi capita di sognare, sogno tante manine che mi abbracciano, sento il profumo di divise appena lavate, visi di bambini felici. Questo vorrei, tornare ad essere nido per i più piccoli, terreno di scoperta e avventura per i più grandi. La cupidigia dell’uomo mi ha relegata invece al ruolo di future macerie, destino comune a tante mie sorelle sparse in tutta Italia.

Rimane la consolazione di continuare a vivere nella memoria di tanti uomini e donne che hanno vissuto, tra le mie stanze, momenti di felicità bambina. Questo mi basta e rimango qui, spettro silenzioso, in attesa di un futuro che non c’è.

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