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Ti mostro le crepe da cui entra la luce

“Fotografo per passione, assoluta, per la realtà che mi circonda. È il mio modo di comunicare, reinventare quello che vedo e cercare di mandare un messaggio agli altri.”

Sara la vedi passare e un attimo dopo non c’è più. Fuggita altrove, a seguire il suo prossimo progetto. Non per niente si definisce “una persona in continuo movimento, perennemente in viaggio, non solo fisico ma principalmente mentale.”

Sara Allegrini ha un un cuore che batte veloce – grazie anche alla sua dedizione per la caffeina, con cui ha “un rapporto molto stretto: bevo tantissimo caffè, sono arrivata anche a berne 6/7 al giorno!”. Un buon caffè per Sara – bevuto macchiato dentro tazzine colorate sempre diverse – “è sempre un ottimo motivo per spezzare la mattinata o la giornata”.

Ma Sara il caffè non lo beve soltanto. Con il caffè Sara sperimenta tutta la sua fantasia: “una cosa che adoro fare con il caffè sono dei piccoli disegni quando lo macchio con il latte, mi diverto poi a creare storie con le figure strane che si formano sulla superficie. In quelle figure vedo fiori, conigli, cuori…”

Sara Allegrini appassionata di fotografia urbana

Un dono, la fantasia di Sara, che colora anche le sue passioni più grandi: “lo sport, la poesia e la fotografia. Il motore di tutte queste passioni è principalmente la curiosità e la voglia di sperimentare”. Poi precisa che “lo sport è più uno stile di vita, un modo di approcciare il mondo e di viverlo in sintonia con tutti gli elementi. La poesia e la fotografia sono una passione strettamente legata al fatto di indagare, tramite essa, me stessa e gli altri.”

Sara racconta di essersi dedicata sopratutto alla fotografia negli ultimi anni, raggiungendo vari traguardi curati in prima persona: “diverse mostre e diversi progetti fotografici, che invento, sviluppo e metto in scena seguendo sempre un’idea precisa”.

Sara confessa di avere intuito qual è il suo talento: “vedere le cose oltre al loro aspetto, svelarne il lato emotivo agli altri”. Come avviene con la fotografia, appunto.

E per fare questo, per fare da tramite emozionale agli altri, per andare oltre le apparenze, ci vogliono qualità particolari. Soprattutto una, che coincide con la parola-ispirazione di Sara: sensibilità.

Sensibilità che, osserva Sara, sta “alla base di ogni ricerca, di ogni progetto, di ogni lavoro”. Molto più di una dote, penso. E infatti per Sara coincide con “un approccio, un modo di vedere le cose profondamente, di sentirle e poi di restituirle agli altri.”

Sensibilità che si riflette nelle fotografie di Sara, che ritraggono soprattutto gli spazi urbani di Firenze, città in cui vive. 

I luoghi catturati dallo sguardo di Sara si caricano di umanità: “il cantiere è l’emblema di tutti gli elementi urbani e anche umani. Nel cantiere c’è la vita, la morte, la rinascita, l’evoluzione, lo sguardo verso il futuro. Racchiude tutti quegli elementi che fanno anche parte della vita di ognuno di noi.”

Fotografie che, mi spiega Sara, “cercano di rendere emotivamente la realtà urbana attraverso la luce, il modo in cui la luce cade sull’asfalto e si mescola al nero. Attraverso i contrasti tra il buio e la luce cerco di rendere emotivamente quello che mi circonda (che sia una strada, un cantiere, un paesaggio visto dal bus e dal treno)”.

Penso a noi (umani) e all’umanità dei cantieri. 

Noi e le strade.

Noi e le crepe sull’asfalto.

Noi e la luce.

“C’è una crepa in ogni cosa, ed è da lì che entra la luce”, cantava qualcuno.

Sara ce le fa vedere, quelle crepe e quella luce, con le sue fotografie.

Ti è mai capitato di fare fotografie urbane? Raccontalo in un commento qui sotto 🙂

Sara Allegrini, la trovi qui:

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5 Comments

  1. Brava Sara, riuscire a leggere le righe nascoste tra l’ovvietà dei luoghi cittadini non è cosa da poco.

    • Grazie Maurizio per il tuo commento.
      Cercare di rendere emotivamente la realtà urbana la considero oramai la mia “missione”.
      Spero in qualche modo di esserci riuscita.

  2. Io ho una fissazione per le gru quindi le fotografo spesso. Sovrastano la città, riempiono lo spazio e il cielo in un modo che mi attrae e mi confonde. Sono nello spazio urbano, ma allo stesso tempo se ne distaccano nettamente. Immagino sempre di salirci sopra e osservare la città dall’alto.

    • Ciao Ornella,
      considero le gru in qualche modo una metafora della vita, soprattutto quelle che svettano tra i palazzi cittadini.
      La loro distanza da tutto le rende irrimediabilmente poetiche secondo me. Sono spesso soggetti delle mie foto. Mi fa piacere che siamo sulla stessa lunghezza d’onda.

  3. Sì, hai detto bene, sono poetiche, forse è per questo che mi attirano così tanto.
    Non vedo l’ora di riprendere a girare, tornare in città e nel mondo per incontrare qualche gru!


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