Skip to content

Quando nasce un amore

Haiku del mese

Eri

foglio di carta,

eri tempesta.

Da Sofia ha gli occhi

Guardala. Avrà si e no 10 anni, un cerchietto rosa tra i capelli. 

Non per tenerli su – non le serve davvero –, è perché le piace il rosa.

Anche gli occhiali hanno una sottile montatura rosa, sormontata da due virgolette azzurre.

Tiene una matita sempre in mano. Non si sa mai, se capita di scrivere.

La bambina che ama il rosa, legge i libri della biblioteca e riempie fogli bianchi con la matita.

È dolcemente inquieta. Ancora non sa che il suo viaggio nelle parole è appena cominciato.

Mi chiamo Verusca. Verusca con la c, metto subito in chiaro quando mi presento a voce. Per evitare che poi scrivano il mio nome con la k, cosa che avviene puntualmente. Nel pensiero comune, Verusca si scrive con la k (che poi in realtà, il nome originale sarebbe una cosa complicatissima tipo Veruschka). Invece no, nessuna origine esotica  (essere veneta può considerarsi esotico?), allora quando mi presento, lo faccio così: “Ciao, sono Verusca con la c, all’italiana”. Nome chiaro, amicizia lunga!!

Questo nome, Verusca, non lo trovo sempre adatto a me. Più che altro, non mi riconosco nelle due consonanti finali, questo sc, una scorza esterna un po’ dura per i miei gusti, mentre io dentro mi sento più vicina alla morbidezza di un muffin (che non per niente amo cucinare). 

Dunque per i più intimi sono semplicemente Veru – il che elimina pure la questione della k o c.

Ho vari amori che mi fanno compagnia: i libri di carta e le storie che racchiudono, per prima cosa. A un certo punto avevo letto tutti i libri per ragazzi della biblioteca del mio paese. Per cui la mamma mi ha portata in libreria. Una bimba raggiante dentro l’unica libreria di Marostica, in preda all’entusiasmo di potersi scegliere un nuovo libro.

Un altro amore è per le parole: sia nella loro forma esteriore, la combinazione, visiva e sonora, di lettere tra loro, sia nel significato che trasmettono. Non è incredibile che esistano queste entità astratte, vocali e consonanti, che fuse assieme danno vita a qualcosa di così prezioso e indispensabile come le parole??

E in più, un amore assoluto per le matite: le classiche HB2 a righe nere e gialle con “cappuccetto” rosso, per intenderci. Il giusto equilibrio tra durezza e morbidezza quando le premi sul foglio. Amo le matite perché non sono “definitive” come la penna: sto bene al pensiero che in caso posso sempre cancellare.

Questi miei amori, i libri di carte e le storie, le parole e le matite, sono nati in contemporanea 40 anni fa esatti: quando ho imparato a leggere e scrivere.

Ci ho messo un po’ a capire quali sono le cose a cui non posso rinunciare – più che altro perché le ho sempre considerate parte di me, una estensione del mio modo di essere e stare al mondo.  

Ci ho messo un po’ a rendermi conto che scrivere è la mia modalità preferita per esprimermi, viscerale e necessaria. 

Voglio iniziare un viaggio con te che leggi, per raccontarti come nasce un amore. Come è nato e cresciuto il mio, per le parole, e come mi ha accompagnata negli anni, in giro per le città e le case e i lavori che ho sperimentato. 7 città in 46 anni, tra 2 continenti. 13 case in 15 anni. 14 scuole in 14 anni. E un grande amore di sottofondo.

Guardala adesso. Ha 46 anni, i capelli sciolti e un po’ spettinati.

Gli occhiali ancora sulla punta del naso, scuri per intonarsi ai capelli.

Una matita sempre presente, nel portapenne, dentro l’agenda di carta, nella borsetta.

Il rosa la circonda ancora, dalle tende ai vestiti. Nella tazza grande del caffè.

Scrive perché non ne può fare a meno – e da oggi lo farà per te. 

Share on facebook
Facebook
Share on twitter
Twitter
215 Views

No comment yet, add your voice below!


Add a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *