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Festina lente (con libri)

"Sono curioso ma a un certo punto mi fermo perché essere troppo curioso potrebbe farmi soffrire o far soffrire qualcun altro. Su quello stop che mi autoimpongo, è proprio là che inizia la letteratura, ovvero il mondo del possibile".

Simone Lisi non ha fretta. Ti appare davanti come uno che non deve correre da nessun’altra parte, lì si trova e lì sta, centrato e presente. Si muove nella sua dimensione spazio-temporale con passi calibrati, seguendo un’andatura consona alla sua indole.

Un’indole che non si affretta nemmeno a colazione; “sono uno da risveglio lento, quindi il caffè è un attivatore, un acceleratore di queste mie mattine lente”, confessa Simone. Che, da ex fumatore, prima di caffè ne beveva di più, “era una maniera per legittimare una sigaretta”, per cui, nel suo presente nicotina-free, “il caffè è rimasto una specie di vestito che continuo a portare seppur svuotato in parte del suo senso, dimezzato.”

E questo caffè, seppur dimezzato, per Simone rimane l’espresso. “per un periodo della mia vita ho bevuto americano”, fa un tuffo nel passato, per tornare al presente: “oggi sto provando a bere caffè senza zucchero, soprattutto in quei bar dove si possono bere miscele selezionate. Il caffè è oggi una cosa un po’ cool come il vino. Una moda che è anche un modo per dire: il presente”, riflette Simone, come a condividere un pensiero più ampio. “Anche io mi ci adatto”, prosegue, “e in queste caffetterie un po’ americane, con blends, latte-art, ecc., mi adatto e prendo il caffè amaro, che poi così amaro non è”.

Simone Lisi tra caffè e libri

Simone quando parla, non parla e basta: Simone costruisce uno spazio solido di parole che sono una piccola narrazione. Che poi la narrazione fa parte delle cose che più lo interessano, i libri: “sia quelli altrui che quelli che potrei scrivere io”. Perché, a dire il vero, Simone Lisi è uno che i libri li scrive (Un’altra cena, uscito nel 2018 per effequ, e un altro in arrivo per la stessa casa editrice). Ammette che forse gli piacciono più i libri degli altri: “in effetti sono sempre stato un lettore, e oggi che lavoro in libreria [Todo Modo a Firenze, per chi non fosse aggiornato], mi sento bene da questo punto di vista”.

Simone non parla e basta, Simone racconta in stile monologo interno rivelatore, dove il protagonista è – per una volta – lui stesso. Mi accompagna nei suoi pensieri, che escono sinceri: “non mi sento un tipo molto intellettuale, mi ritengo un tizio con una certa dose di empatia e di attenzione nei confronti degli altri. Non sembro un intellettuale, sembro più un ragazzo di strada”. Simone mi propone un’analisi pseudo-fisiognomica di sé: “il mio fisico in parte smentisce tutto quello che sento: ho tratti esteriori molto marcati, che fanno di me una persona molto estroversa, che si sente chiamata a partecipare, e poi c’è una parte interiore molto più schiva.” Simone non parla e basta, Simone medita ad alta voce, come a voler chiarire i contorni del suo personaggio: “perché dico questo? Non so. In generale credo che la mia passione sia una vita vissuta artisticamente”, emette come in una dichiarazione finale, “che non vuol dire necessariamente facendo l’artista. Mi piacerebbe che andare al lavoro fosse un’opera d’arte. Che nella strada per il lavoro ci fosse una continua meraviglia, una passeggiata fatta di tante cose, di relazioni umane, di saluti, di bellezza”.

La passeggiata a cui Simone ci invita, è accompagnata dalla parola che lo guida nella vita: attenzione. “provare a prestare attenzione a quello che non capiamo o a quello che succede fuori e dentro di noi, spesso le due cose si assomigliano”. Simone non parla e basta, Simone entra nei dettagli delle cose con passo felpato (e filosofico): “in generale sono un gran sostenitore delle possibilità del reale. Non ripiegarsi nelle abitudini, provare a fare caso anche alle cose un po’ dolorose, può essere sensato”.

Simone Lisi scrittore tra caffè e libri

Quel che è sensato, adesso, è prestare attenzione a Simone Lisi. Alle sue parole, che non sono mai solo parole e basta.

Il giorno in cui ho chiesto a Simone Lisi di farmi un’intervista (al contrario!) per Biocaffeina, più di un anno fa, mi è sembrato di prendere parte ad una seduta a metà strada tra la psicanalisi e la filosofia. Una chiacchierata zen. Pensata e condotta con toni lenti e morbidi, alla ricerca di una loro ritmo, un’armonia di fondo.

Oggi, un anno dopo, sono io a intervistare Simone Lisi per Biocaffeina, ed è la stessa sensazione di stare dentro una narrazione che si fa intima confessione, una riflessione più grande che fa stare aperti e in ascolto, o che fa stare tout court – nel fluire del presente.

Simone Lisi, lo trovi qui:

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