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La storia siamo (anche tutte) noi

Io credo molto nella sensibilizzazione delle giovani generazioni per un futuro diverso. - Alessandra Celi

Alle medie, l’insegnante di storia ci raccontava le vicende storiche come episodi di un fotoromanzo. Si illuminava tutta, portandoci fin dentro la mente di diplomatici e combattenti, che si facevano persone in carne ed ossa. Narrava aneddoti, dettagli biografici che sul libro non c’erano, suscitando la nostra curiosità continua, il desiderio di sapere.  

Alcuni dei ricordi più belli che ho, delle lezioni di storia. Perché la storia, dal mio punto di vista, non è (necessariamente o soltanto) una sequenza di date e nomi da memorizzare. La storia è un grande spettacolo del passato da rimettere in scena nel presente, e su cui riflettere, insieme, con spirito critico.

Peccato però, che dentro questo grande spettacolo, io ci abbia incontrato solo raramente, figure di donne. Era un dato di fatto: le donne, nel canone proposto, erano invisibili – o meglio, invisibilizzate. Chi ha (ri)messo dentro la storia le donne, sul palcoscenico accanto agli uomini, sono Alessandra Celi, Franca Bellucci e Liviana Gazzetta, curatrici del manuale I Secoli delle donne. Fonti e materiali per la didattica della storia (Roma, biblink, 2019), promosso dalla Società Italiana delle Storiche.

Durante la tavola rotonda online “Una didattica di genere” del 10 dicembre 2020, all’interno del Festival Prospettive di genere, Alessandra Celi racconta la genesi del volume, nei pensieri delle curatrici già dal 2015, con l’obiettivo di “ripensare una didattica di genere, portare nelle classi il genere e dare visibilità a donne che alla cultura e alla storia hanno contribuito”.

Uno strumento, continua Celi, che si prefigge di “attivare una didattica inclusiva, che superi gli stereotipi e crei rapporti equilibrati tra genere maschile e femminile. Un tentativo di offrire a docenti e formatori uno strumento di autoformazione nella storia di genere, da affiancare eventualmente al manuale di storia”.

Un libro pensato per essere usato nelle scuole secondarie di secondo grado, perché, mi spiega Celi, “dopo dieci anni di esperienza in questo campo, credo che l’età più adatta, quella cruciale, sia la fascia tra 14 e 18, il periodo della scoperta e ricerca delle relazioni sociali e sentimentali”.

Il volume è incentrato attorno a 10 parole-chiave che caratterizzano la storia delle donne e le relazioni fra i generi. La struttura segue la periodizzazione canonica (età antica, medievale, moderna, contemporanea), che si riflette in una 90ina di schede. Ogni scheda riporta la parola-chiave di riferimento, la fonte (come un documentario, una immagine pubblicitaria, uno scambio epistolare), gli spunti dal contesto storico su cui proporre una riflessione (per esempio, per la parola-chiave lavoro, lo spunto è l’Unione Donne Italiane), e la bibliografia di riferimento. Lo sguardo del manuale abbraccia anche culture diverse da quella italiana, con una bibliografia di genere e storia delle donne nel mondo, e una serie di schede filmografiche.

Quel che mi incuriosisce, nella proposta delle curatrici, è l’utilizzo di fonti poco “ufficiali”. Sempre durante la tavola rotonda “Una didattica di genere”, Celi osserva che si tendono a considerare, per fare storia, soprattutto fonti “all’interno degli archivi istituzionali”. Quel che non ci si trova dentro (le figure femminili?) è ritenuto poco rilevante. Motivo per cui le curatrici hanno cercato fonti diverse, come la corrispondenza o gli scritti autobiografici di donne. “Con tali fonti”, osserva Celi, “i ragazzi risultano più coinvolti. Le biografie sono importanti!” (e Bio-caffeina approva!!).

L’utilizzo di fonti femminili permette, secondo Celi, “il superamento della sottorappresentazione femminile o della sua non rappresentazione corretta”. Non solo: permette di “mettere in atto pratiche che portino a  sconfiggere quegli stereotipi che ingessano, in parte nella nostra società, e molto in altre società, il ruolo femminile, ma anche quello maschile”, aggiunge Celi. Che termina la tavola rotonda con una riflessione in cui traspare tutto il valore del materiale proposto da lei e le co-curatrici alle giovani generazioni:

“Solo una consapevolezza di quanto è stata difficile questa strada dei diritti delle donne, quanto è stata separata per secoli da quella dell’uomo, ci può fare comprendere come sia importante stabilire rapporti alla pari, per fondare una società più giusta e meno violenta”.

I Secoli delle donne, lo trovi qui: http://www.biblink.it/catalogo/bl00120.html

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