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Maison Pepito

Bonjour mes amis, sono una piccola casa di campagna di un piccolo paesino del Belgio.

Sono rimasta sola troppo presto e vorrei sfruttare questo momento per raccontarvi la mia storia, parlarvi un po’ di me.

Sapete, ero proprio bella quando sono stata costruita negli anni ’50, la tipica casetta a due piani come se ne vedono molte da queste parti. Avevo un bellissimo giardino che mi circondava, pieno di aiuole ricche di fiori e di grandi alberi che mi accarezzavano con l’ombra dei loro rami.

Il mio padrone era un medico e viveva qui con sua moglie, suo fratello e una bellissima figlia. Pensate che aveva ricavato il suo studio a piano terra, in una bella stanza dalle grandi vetrate, ogni giorno tante persone venivano a farsi visitare, le chiacchere riecheggiavano nella sala d’attesa. Ora sono anziana e non ricordo bene il nome del mio dottore, ma tutti quelli che mi conoscono mi chiamano “la casa del dott. Pepito”.

I giorni scorrevano allegri, la figlia amava ascoltare i suoi tanti dischi mentre si preparava per l’ennesima partita di tennis, sua grande passione. Il fratello invece era un prete, aveva una stanza tutta sua dove custodiva gelosamente i suoi paramenti sacri e non era raro sentirlo borbottare mentre preparava l’omelia per la messa della domenica. 

Il dottore, quando non aveva pazienti da visitare, amava chiudersi nel suo studio zeppo di libri, leggere qualcosa mentre fumava uno dei suoi sigari.

A me non piaceva particolarmente l’odore forte del tabacco, ma ero felice lo stesso perché il dott. Pepito si prendeva sempre cura di me con manutenzioni attente e precise… gli avrei perdonato qualsiasi cosa!

Solo a ripensare a quei giorni mi assale una profonda tristezza… Sì, perché, da quasi 30 anni, sono abbandonata a me stessa, nessuna musica, nessuna preghiera, nessuna risata sguaiata di qualche bambino mi fa più compagnia. Il dottore, purtroppo, morì in un incidente insieme a sua moglie, la figlia è andata all’estero a inseguire i suoi sogni, il fratello ha rifiutato l’eredità ed io sono rimasta in questo limbo dove tutto è fermo, immobile.

Non appartengo a nessuno e nessuno si può prendere cura di me. Le uniche visite che mi fanno di tanto in tanto sono quelle dei fotografi che vengono a trovarmi per immortalare uno strano fenomeno che, mi hanno detto, ritrovano solo tra le mie stanze. Qui dentro, infatti, il tempo sembra essersi fermato e, se non fosse per la polvere, sembrerebbe quasi che i miei padroni fossero usciti solo un attimo per tornare a sera. Tutto è in ordine, i vestiti appesi negli armadi, i dischi tutti in fila sotto lo stereo, gli strumenti del dottore in bella mostra nelle vetrine dello studio, e così via. Nessuno che viene ha il coraggio di disturbare questo tempo sospeso. Io intanto vivo dei miei ricordi, sogno sempre di veder tornare un giorno il dott. Pepito sulla sua vecchia Audi argento, accomodarsi nello studio e sentire di nuovo quell’odore che mi manca tanto.

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