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Solitudine, dolce solitudine

Haiku del mese

Da sola

riuscivo a essere

sia uomo che donna.

da Sly, Banana Yoshimoto 

Sono spesso sola.

Cioè, mi capita di passare anche parecchio tempo da sola, fuori o dentro casa.

Questo da bambina non mi succedeva, con due sorelle (di cui una gemella!) sempre nei paraggi, coi genitori che lavoravano nel negozio sotto casa.

Poi con gli anni le cose sono cambiate: a 24 anni sono partita per Venezia, ci sarei dovuta restare per un tirocinio di lavoro di 3 mesi, ma dalla mia famiglia di origine a Marostica, non ci sono più tornata. Ed è da lì, da quel 1998 anno di svolta, che le mie solitudini “a intermittenza” sono iniziate (in concomitanza coi miei traslochi di 13 case in 14 anni…).

Una delle psicoterapeute che più stimo e seguo, Nicoletta Cinotti, nel suo libro Scrivere la mente racconta che da bambina aveva due giardini: uno davanti casa, e uno sul retro. La madre preferiva che giocasse sul retro, dove non passava nessuno, dove poteva controllarla meglio. Così, nel tempo, Nicoletta ha imparato ad amare quel giardino-rifugio silenzioso e vuoto di esseri umani e pieno di sé stessa. È nel giardino sul retro, che Nicoletta ha imparato a stare da sola, a formarsi come essere solitario, che, nel gioco solitario, ha l’opportunità di esplorare attorno a sé e mettere in moto la creatività.

Se penso alla mia infanzia, vedo me seduta a terra sul parquet del salotto, con il mio cumulo di mattoncini lego di varie forme e colori, pronta a dar vita a edifici, case, spazi dove far vivere i miei personaggi. Certo spesso avevo le sorelle attorno, ma il gioco che facevo, era soprattutto solitario. È lì, a contatto con il legno del pavimento, nel movimento delle mani che costruivano e disfavano, che ho imparato a stare da sola. Che ho praticato la mia creatività, l’immaginazione, la fantasia.

Oggi, molti anni dopo, mi capita di praticare ancora la solitudine. Una solitudine necessaria, in primo luogo, per il recupero delle energie: lavorare come insegnante presuppone una presenza relazionale, cognitiva, emotiva costante, in classi piene di studenti con svariati bisogni. Starmene da sola, dopo avere prestato ascolto e cura a molti, è un modo per ritrovare la mia centratura personale. Per ascoltare i miei, di bisogni.

Ma mi è anche estremamente necessario per trovare il giusto ritmo e la giusta ispirazione per scrivere. Per “ascoltare” le parole che arrivano, per metterle assieme. Per me, che scrivo soprattutto articoli su blog e poesie, scrivere è la parte finale di un processo più ampio. È nel tempo della solitudine che questo processo avviene. Che le idee e gli stimoli accumulati nei giorni, nei mesi, tramite contatti con il mondo esterno, tramite letture, tramite visioni di film, o scambi con amici, prendono una loro forma. Tutto quel che ho accumulato dentro trova la sua strada, e si trasforma in un articolo, in una poesia.

Di recente ho avuto la fortuna di passare due settimane nella casa della mia amica Sara a Venezia, mentre lei e la sua famiglia erano via. I primi giorni, avrei dovuto vedere tre diversi amici, ma tutti e tre hanno avuto un contrattempo. I primi giorni poi, ci sono stati vari momenti di pioggia, per cui sono uscita poco. Ecco, sono stati giorni di piacevole relax in solitaria, recupero energetico, e belle scoperte.

Curiosando nella fornitissima libreria di Sara, ho scovato dei libri che non conoscevo. Come quello di Alessandro Chelo, Il coraggio di essere te stesso, per il quale “il viaggio alla ricerca di una vita autentica” in cui sentirsi pienamente sé stessi, altro non è che “un percorso magico e misterioso verso ‘ciò che è bene’”. E come fare, a scoprire “ciò che è bene” per sé, mi viene da pensare, se si è sempre immersi nel mondo che corre, circondati da persone e distrazioni?

Nel suo libro Chelo cita, tra gli altri, il poeta greco Kavafis, quando afferma che “gli uomini solitari vedono cose che noi non vediamo […]. Essi affinano l’anima attraverso l’isolamento, il pensiero e la continenza”.

Un’ottima donna solitaria che ama affinarsi l’anima sa esserlo anche la mia amica Sara, quando ne sente il bisogno, pur con compagno e figlia (e gatto!) attorno. Con un po’ di organizzazione, anche con un lavoro impegnativo, anche con famiglia al seguito, credo che un piccolo spazio di solitudine si possa trovare, quando sentiamo che ci chiama.

Nella libreria di Sara mi sono imbattuta in uno dei romanzi di Banana Yoshimoto che non avevo ancora letto, Sly.

Un viaggio in cui tre amici storici partono in crociera sul Nilo, dove si alternano momenti di risate e riflessioni, di compagnia e solitudine. Dove la protagonista scopre la gioia di starsene da sola, “una dimensione fluttuante, una libertà che profumava come un fiore fresco. Un mondo che ti accoglieva a braccia aperte in cui si era completamente liberi di gioire o di deprimersi” – la definisce con toni emozionati. 

Dove a un certo punto ha una specie di epifania, e dichiara a sé stessa, senza timore, “ero sola, non solitaria”.

E tu, che rapporto hai con la solitudine? Puoi condividerlo qui sotto 🙂

E qui puoi leggere altre riflessioni sull’importanza di trovare del tempo per sé:

https://www.biocaffeina.it/2021/05/07/ce-tempo-per-te-2/

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2 Comments

  1. Grazie Verusca!!!
    La solitudine è necessaria per comprendere e comprendersi…
    Elisabetta


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