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Elogio del minimalismo (milanese)

Imparare a eliminare gli impegni in sovrappiù, e a rallentare, mi ha resa più solida e centrata dentro la mia nuova città, così affascinante e tentacolare.

Oggi, 1 gennaio 2023, festeggio i miei primi 4 mesi a Milano.

Ah, è vero, oggi è il primo dell’anno! Passa in secondo piano, per me, ora. Il mio primo dell’anno è stato il 1 settembre 2022, quando mi sono trasferita definitivamente da Firenze a Milano, sull’onda di un desiderio di molti anni, e di un progetto professionale da realizzare.

I miei primi due mesi milanesi sono stati bellissimi e tremendi al tempo stesso. Sono stata travolta dalla città. Sommersa dai suoi tanti stimoli, dalle proposte culturali, dagli eventi di tutti i tipi. Ne avevo sete e bisogno, dopo anni di stasi fiorentina, ma ne sono stata fagocitata, perdendo il mio centro ed equilibrio. Mi sono ascoltata nel mio malessere soltanto dopo due mesi di vita frenetica tra una casina nuova, una scuola nuova, nuove collaborazioni professionali, mille impegni, nuovi incontri e amicizie, nuove strade da percorrere, riferimenti da trovare. Per esempio, sembra banale, ma ho fatto non poca fatica a trovare un dentista! Per non parlare della parrucchiera. Cose così. Certo, ho amici e amiche a Milano che mi possono suggerire dei nomi. Ma Milano è particolare: il dentista che va bene a qualcuno, per te potrebbe trovarsi dall’altra parte della città, e non essere così conveniente se per arrivarci ci metti 40 minuti.

Milano, c’è bisogno di conoscerla piano. Così, dopo due mesi sfrenati in cui cercavo di godermi ogni angolo ed evento, ho imparato a rallentare. A mettere dei paletti: ok 20 minuti di metro per arrivare alla presentazione di un libro in quella libreria, ma non aggiungerci nello stesso giorno anche la lezione di Qi Gong dall’altra parte della città!

A Milano, ho imparato a togliere. Molti psicoterapeuti consigliano un modo per stare bene: eliminare il superfluo. Un fenomeno detto anche “decluttering”, ossia fare spazio, liberarsi da ciò che è in più e ci appesantisce non solo sul piano fisico e materiale, ma anche emotivo. La psicoterapeuta Nicoletta Cinotti, in un articolo sul suo blog del 25 maggio 2020, osserva che “L’essere piccoli, leggeri ti garantisce una flessibilità e una tempestività nell’adeguarti ai cambiamenti che non puoi avere se sei grande. Così il primo passo di questo lasciar andare, per me, è ridurre. Togliere il superfluo. Camminare verso l’essenziale.”

Il che mi riporta a un articolo che ho letto sulla rivista The Mind di gennaio 2022: “Elogio del minimalismo”, di Theodor Schaarschmidt, psicologo e giornalista scientifico. “Secondo le teorie minimaliste”, scrive il giornalista, “una volta eliminato tutto ciò che non serve saremo finalmente in grado di ritrovare noi stessi.” Non male, eh, ritrovarsi (specie di questi tempi). E ancora: “Alcuni dati indicano che rivolgere l’attenzione su pochi oggetti anziché su una grande varietà possa aumentare la nostra felicità.” E chi non vorrebbe essere felice, mi chiedo? Continuo a leggere: “I cosiddetti materialisti credono che il proprio benessere dipenda dal possesso di beni. Tuttavia, a lungo termine, le esperienze sono più appaganti delle proprietà materiali.”

A Milano, le esperienze sono decisamente appaganti. Per esempio, oggi sono uscita di casa sotto una pioggerellina fine e mi sono percorsa quasi tutto Viale Monza, zona multiculturale, intenta a esplorarla. I negozi erano chiusi, ma ogni tanto mi trovavo davanti serrande abbassate ricolme di graffiti colorati, o le luci accese di un bar con qualche ospite a bersi un caffè ai tavolini esterni. Ho assaporato sguardi ancora assonnati che si godevano la prima caffeina del giorno. Mentre camminavo, poi, dai locali arabi mi solleticava le narici il profumo invitante della carne di kebab. Ho sentito una pace intorno, come se la città fosse stata d’un tratto ricoperta da un manto di silenzio e riposo. Come se finalmente si fosse tolta di dosso gli orpelli, le ore di lavoro, le corse in metropolitana. Gli aperitivi sui Navigli o a Brera. Le pesantezze e le stanchezze. Le tante maschere. Oggi ho ascoltato i rumori più autentici della città – senza trucco (e trucchi). Le risate di chi la popola per davvero – e non solo dal lunedì al venerdì in orario ufficio.

Ci vuole Capodanno, per fermare Milano – le nostre vite? Per insegnarci a togliere e restare con l’essenziale?

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