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I miei primi 4 anni (e altri numeri)

Le mancava la capacità di restare / ma le volte che restava / restava tutta. ("Sofia ha gli occhi")

Se 4 anni fa mi avessero detto che sarei finita a vivere a Firenze, non ci avrei creduto.

Mi sarei messa a ridere come una pazza (un po’ come successe nel 2008 leggendo la mail della professoressa americana che mi invitava a fare ricerca a Dallas – a Dallas, in mezzo ai cowboys e il deserto!! Che poi ci sono finita per davvero, a Dallas, e non ci ho trovato né i cowboys né il deserto, – ma questa è un’altra storia).

I primi tempi a Firenze, nel novembre del 2016, mi svegliavo convinta che fuori ci fosse Mestre. O qualche calle veneziana. Perché era stato più o meno quello, il mio mondo, nei 18 anni precedenti (senza contare 24 anni vissuti a Marostica, 9 mesi a Londra, 1 anno a Padova, 10 mesi a Dallas, e qualche mese a Beirut).

Mi svegliavo pensando al numero dell’autobus che avrei dovuto prendere.

Ossessionata, direi, dal numero dell’autobus.

Perché i numeri degli autobus a Firenze, non li avevo ancora imparati (riuscivo a raggiungere i miei luoghi necessari tranquillamente a piedi, come in una ritrovata Venezia).

Mentre essere ben inserita in una nuova città, per me vuol dire sapersi destreggiare bene con i mezzi di trasporto, avendo bene a mente i numeri e le destinazioni dei vari autobus, per esempio.

Così mi svegliavo con la paura di prendere l’autobus sbagliato.

Perché ricordavo benissimo gli autobus di Mestre, ma tentennavo con quelli di Firenze.

Mi svegliavo in preda all’ansia, convinta che fuori dalla finestra ci fosse la strada mestrina da cui ero solita prendere il bus. Poi mi alzavo, mettevo la testa fuori dalla finestra e mi appariva una stradina del centro di Firenze. Sì, ero a Firenze per davvero.

I primi tempi in cui stavo a Firenze mi svegliavo con in mente i numeri dei bus di Mestre: il 6 per Marghera, il 2 per Carpenedo, il 4L per Venezia.

Oppure un numero dei bus che prendevo a Dallas, che non sbagliavo mai (tranne la volta in cui azzardai un cambio finendo in mezzo al nulla, con il soccorso di due gentili passeggeri che mi rimisero sulla via di casa).

Ho una vita fatta di numeri.

Pur avendo difficoltà a ricordarne lunghe successioni (ricordo solo il mio cellulare, e non me ne vogliano gli altri).

Pure i numeri a 2 cifre: per mesi ho confuso il numero civico di casa a Firenze, dando agli amici il numero sbagliato (confondendolo con quello dell’allora padrona di casa, che stava a un numero civico di differenza).

Però ricordo bene di avere cambiato 12 case in 12 anni (tra 2 continenti, poi).

E ricordo bene una data : 13 novembre 2016. Quando mi sono trasferita a Firenze.

Per restarci 1 mese, giusto il tempo di una sostituzione lavorativa. Un po’ come il primo trasferimento dalla mia città natale, Marostica, a Venezia: avrei dovuto restarci 3 mesi, che nel mentre sono diventati 10 anni.

A Firenze quel primo mese si è rinnovato nel tempo, come le cose (belle) sanno fare, senza permettere che tu te ne accorga o faccia qualcosa per evitarlo.

Fino a trasformarsi in 4 anni, oggi: 13 novembre 2020.

A chi mi chiede perché mi sono trasferita a Firenze, mi diverto a rispondere: “Per fare un lavoro che non faccio più” – che è la verità!!

E con orgoglio  posso dire di essere rimasta a vivere nella stessa casa, a Firenze, per 2 interi anni (record mai raggiunto in 12 anni), che però non è la stessa da cui scrivo ora (che è la casa numero 13 in 14 anni, per intenderci).

E con orgoglio posso dire di non svegliarmi più con il timore di prendere il bus sbagliato: so esattamente quale prendere, adesso, a Firenze: il 14, il 23, il 6, il 17, l’11, l’8… e relative destinazioni.

Sono inserita, adesso, nella mia nuova città?

Non lo so. So però che se stasera mi chiamassero da Washington DC per offrirmi un lavoro interessante, che mi ispira, non ci penserei due volte e partirei di corsa.

Sono molto altrove.

Ma per ora, sono a Firenze (4 anni tondi, tanti auguri a me!!).

I miei primi 4 anni a Firenze
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