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Quando negativo, era bello: la fotografia nel tempo

Nei miei laboratori cerco di infondere il desiderio di usare la fotografia per fare un viaggio all’interno di noi. - Maurizio Sorvillo

Nella strada in cui vivo, a Firenze, c’è il negozio di un ottico.

Ogni volta che passo davanti alla vetrina, mi fermo a rimirare le cornici in esposizione, di tutte le forme e i colori: mi riportano indietro nel tempo. Indietro a quando a Natale regalavo ai miei genitori una fotografia di noi figlie, stampata su carta e inserita dentro una cornice. Tutte queste foto, ancora troneggiano in vari angoli di casa a Marostica.

Appena trasferita a Venezia, nel 1998, non uscivo di casa senza la mia macchina fotografica. La città lagunare mi sembrava un dono quotidiano da catturare in tutte le sue sfumature, e la mia modalità per farlo, era attraverso lo scatto fotografico.

Ero profondamente innamorata di Venezia, e desideravo immortalarla, fissarla e averla sempre sotto gli occhi – con le fotografie stampate, che appendevo ovunque attorno a me, sui muri della mia stanzetta in affitto. Fotografavo senza sosta, poi portavo il rullino da questo ottico che stampava le foto nel giro di pochi giorni. Pochi giorni, a me all’epoca sembrava un miracolo! Uscivo di casa piena di emozione e aspettativa per le foto, e uscivo dall’ottico quasi inciampando, con gli occhi fissi sulle foto stampate.

Oggi mi chiedo, curiosa: ma i giovani di oggi, hanno mai visto una fotografia stampata, dal vivo? Hanno mai posseduto una “vera” macchina fotografica – o conoscono solo la modalità fotografia del loro cellulare?

Mi piace farmi queste domande, perché mi piace capire come sono cambiati e stanno cambiando i tempi. E soprattutto, mi piace confrontarmi con Maurizio Sorvillo, esperto di fotografia, fotografo specializzato in interni e architettura e docente di fotografia, che per Biocaffeina cura la rivista fotografica Forget me not, ri-scatti di luoghi abbandonati, e da aprile 2021 scriverà sull’edizione italiana della rivista Wall Street International Magazine.

Maurizio sul concetto di fotografia ha una visione chiara: “la fotografia si può considerare tale solo stampata. Il resto sono immagini che intasano le memorie dei nostri dispositivi elettronici e che si perderanno inesorabilmente”. Invece, continua, “la stampa dà alla fotografia quella fisicità che la rende immortale, testimone di una memoria altrimenti perduta. Io stesso ho l’abitudine di creare piccoli fotolibri dei progetti personali, e grandi stampe delle foto che più mi rappresentano”.

Poi mi viene in mente che a Marostica ho parecchi album di foto mie e dei miei familiari, dai 0 anni in poi, alcuni con la copertina in similpelle che odorano pure un po’, che ogni tanto ancora mi diverto a sfogliare esclamando “ma dai, questa non posso essere io!” Secondo Maurizio, per i giovani di oggi il ruolo di album di famiglia lo fanno i profili social: “Instagram o Facebook sostituiscono le pagine spesse con la velina a proteggere foto sbiadite ma profondamente nostre”. Si tratta di “un modo di raccogliere i momenti più o meno significativi della vita estremamente precario”, osserva Maurizio, per il quale guardare l’oggetto “album di famiglia” equivale a “guardare quei momenti emozionanti del nostro percorso insieme alla famiglia o a pochi amici fidati”. Portare quell’album privato per strada – sui social –, per Maurizio è un po’ come “spogliare quei momenti dell’intimità e del calore che avevano un tempo”.

Con le loro foto digitali pronte all’istante, Maurizio teme che “i giovani ci perdano la lentezza nel pensare lo scatto”. Poi ricorda: “quando usavamo la pellicola, visti i costi, cercavamo di non sprecare pose. Ogni foto era pensata, la composizione dell’immagine controllata più volte. Oggi è tutto più veloce, il digitale ci permette di sbagliare a costo zero, non riflettiamo più su quello che abbiamo davanti, non ragioniamo secondo un progetto fotografico”.

A me pare quasi, a pensarci, che come si è perso il momento dell’attesa tra fotografia scattata e fotografia sviluppata, così si è perso il momento dell’attesa “tout court”, nelle nuove generazioni. Maurizio sostiene il mio pensiero: “la percezione del tempo è cambiata, basti pensare a quello che impiegava una lettera ad arrivare al destinatario e alla velocità di una e-mail. Difficile spiegare ad un giovane di oggi il sapore dell’attesa”.

C’è qualcosa, però, che fa ben sperare: “negli ultimi anni ha preso sempre più piede un movimento culturale ‘vintage’, che guarda indietro. Molti giovani appassionati riprendono in mano le vecchie reflex dei nonni, sviluppando un linguaggio che si riprende la giusta dimensione del tempo”, riflette Maurizio. Poi aggiunge: “dal canto mio, nei workshop che dirigo, cerco di mettere l’accento su questo punto: tutte le espressioni della natura hanno un ciclo temporale, un seme si prende il suo tempo per germogliare, il sole non si sostituisce alla notte come si preme un interruttore, così l’uomo dovrebbe seguire questo ritmo dove anche l’attesa ha una funzione”.

Non solo ripresa di cose passate, in versione rivista, ma qualcosa di concreto da guadagnarci, grazie al passaggio dall’analogico al digitale: “la fotografia ‘mobile’, come la chiamo io”, osserva Maurizio, “ci dà la possibilità di fermare attimi di vita quotidiana in maniera veloce. Avere un apparecchio fotografico sempre in tasca aumenta la possibilità di raccontare attraverso le immagini”.

Ma non si tratta di avere semplicemente a portata di mano uno strumento – il cellulare – per fare storytelling in diretta, ogni volta che si vuole: si tratta, secondo Maurizio, di “educare i nativi digitali alla cultura fotografica, soprattutto per fargli acquisire la consapevolezza del potere evocativo dell’immagine e dell’etica da abbracciare quando esercitiamo questo potere.”

E sulla spinta di questo obiettivo, Maurizio propone un workshop di 8 ore, sabato 20 marzo 2021, sulla Camera Raw a Firenze, presso la Scuola Nazionale di Cinema Indipendente. In compagnia di Maurizio, chi vorrà potrà andare a scoprire tutti i segreti del programma Raw, e acquisire consapevolezza sul processo fotografico, dallo scatto alla stampa.

Per chi vuole saperne di più, Maurizio presenterà il corso in un incontro online liberamente accessibile, giovedì 25 febbraio alle ore 20:30. 

Per info o iscrizioni, chiama lo 055 480993 o scrivi a info@snci.it

 

Fotografia Maurizio Sorvillo
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