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Va’ dove ti porta il sogno (tra moda e verità)

"Ho fiducia nella capacità creativa di vedere le cose in modo nuovo, d’interrogarsi sulla realtà ordinaria alla ricerca dello straordinario." Silvia Scorcella

Chiudi gli occhi e immagina la delicatezza, la grazia della foglia che volteggia nel vento. Immagina uno sguardo cristallino, due occhi spalancati e curiosi che puntano al cielo infinito – e del cielo prendono il colore. Quando riapri gli occhi, davanti a te hai Silvia Scorcella, delicatezza e sguardo aperto, appunto. Delicatezza anche nei gusti, mi confessa, tanto da avere un rapporto “amore & odio” con il caffè, con quel sapore amaro e forte che predilige “soprattutto al mattino, perché mi piace credere che quella promessa di svegliarmi la mantenga.”

Del caffè, Silvia ama il rito: “la convivialità spensierata che sta nella frase ‘prendiamoci un caffè!’, la sospensione di qualsiasi attività per preparare la moka , apparecchiare tazzine e cucchiaini e poi gustarsi la bevanda, il gesto premuroso del ‘quanto zucchero ci vuoi, e il latte?’, il fatto che sia anche pretesto per abbinarci un dolcino”.

Una vortice di immagini e suggestioni, nelle parole di Silvia, che aggiunge “del caffè mi affascinano le mille sfumature degli aromi che sembrano formule di profumi da indossare, i mille svariati modi di berlo, le mille culture che racchiude.”

Quante cose ama Silvia – del caffè.

E quante altre cose ama Silvia, in generale: “non saprei definire un solo interesse forte: quel che mi pervade di serenità e soddisfazione è piuttosto una miscela, ha a che fare col mio amore per la ricerca, la conoscenza, il gusto per la scoperta attraverso la cultura e le arti, ma anche e tanto attraverso l’unicità delle persone.”

Silvia sorride mentre si definisce “una freelance multitasking”, specie nel settore moda e scrittura: e infatti è tante cose, Silvia Scorcella, fashion writer, curatrice di contenuti e consulente per la comunicazione in ottica di storytelling, docente all’Accademia di Design e Comunicazione Cappiello di Firenze.

Quel che appassiona Silvia, nel suo lavoro, è “il senso di meraviglia, imparare cose che non so o arricchire di sfumature nuove quelle che già conosco, e raccontarle per contribuire a mettere in circolo virtuoso la conoscenza che arricchisce e rende liberi e libere.”

Questo Silvia lo fa soprattutto con ciò che la riguarda più da vicino, moda contemporanea e storica, arte e fotografia. Ma anche in ambiti come la profumeria artistica, l’alta gastronomia, la cultura dei territori, che per lei sono “da raccontare e promuovere nelle sfumature più emozionali e sensoriali, della comunicazione, per creare connessioni tra i settori.” Stimolata dalla mia domanda “qual è la tua passione nella vita?”, Silvia riflette su un comune denominatore: “sai, forse potrei racchiudere questa risposta in: mi appassiona la ricerca dell’arte di vivere e dei linguaggi che la esprimono.”

Silvia ha tante passioni, nella vita. Dunque va da sé che non abbia una sola parola-ispirazione da donarci: “non c’è una sola parola perché le parole che m’ispirano sono quelle che mi stupiscono: può accadere per pura sorte, leggendo qualsiasi cosa, ascoltando un’intervista, un film, una voce che parla o che canta. Accade così, puf!, che una parola mi faccia innamorare come un colpo di fulmine: perché m’illumina esprimendo con pienezza un significato che inconsciamente stavo cercando, mi scuote in un momento di paralisi, o semplicemente mi fa stare bene, mi fa ridere di cuore.”

E cuore è una parola importante per Silvia, a cui piace, mi spiega, “rintracciare la presenza del cuore nelle parole che ce l’hanno nell’essenza e nell’etimologia, come ’ri-cor-dare’, ‘cor-rispondenze’, ‘cor-diale’, ‘cuor-contento’”.

Per Silvia, questo è un modo per “rompere le regole che riconosco essere asfissianti: rintracciare il cuore, in ogni cosa si voglia fare, nei contesti in cui si vive, nella naturalezza della persona che si è già o che si vuol diventare, ed anche nelle persone di cui ci si vuol circondare, per orientarsi lungo il percorso mentre si cerca la propria strada, o quando si sta dentro il cantiere di costruzione del sogno”.

“Cercarsi il cuore” non è niente di “banalmente romantico o smielatamente stucchevole”, precisa Silvia, ma qualcosa di semplicemente autentico: “significa cercare la trasparenza e il benessere della verità, dentro e fuori. Ha a che fare con l’accettazione di quel che si trova, l’impegno a mantenere l’integrità, il coraggio di mettersi in discussione ed evolvere.”

Silvia si accende, nella condivisione dei suoi pensieri, traspare la passione, la determinazione: “cercarsi il cuore significa trovare la mia voce, il mio pensiero, la mia visione sul mondo, per combattere il rischio di essere anestetizzata dai sistemi dominanti, per affrontare e contrastare la spinta alla performance dovuta a dinamiche generali che tengono poco conto della complessità, di quanto sia importante e speciale la diversità, delle innumerevoli sfumature e qualità del singolo individuo. Per poi costruirlo, questo benedetto sogno!”

E noi, sulla scia delle parole di Silvia Scorcella, il sogno, siamo pronti a costruirlo?

Silvia Scorcella, la trovi qui (e a breve anche in un sito web):

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