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La caserma dei 5000

Uno, due, tre, passooo!

Quante volte ho sentito gridare i caporali incitando i soldati alla marcia, quanti anfibi hanno calpestato la mia piazza d’armi. Beh, lo avrai capito, vivo o, per meglio dire, vivevo con l’esercito e per l’esercito. Come tante mie colleghe sparse per lo stivale, sono stata abbandonata a me stessa: dal 1999 non crescono più tra le mie mura giovani soldati, ma solo rovi e sterpaglia. Ma ho avuto un passato glorioso, sai!?!

Ho ospitato, fino alla fine, il leggendario 11° Reggimento Fanteria Casale, nato nel 1619 nel Ducato di Savoia sotto Carlo Emanuele I°. Era il 4° Reggimento in ordine di anzianità. Leggendario perché i suoi uomini si sono distinti in molti conflitti, dalla guerra della Lega di Augusta di fine ‘600 fino alla 2° guerra mondiale. Il Reggimento, fino alla grande guerra, era di stanza a Forlì ma, dato che i soldati erano per la maggior parte piemontesi, fu deciso di spostarli nel Monferrato.

E qui entro in gioco io, caserma Nino Bixio, piacere di conoscerti! Sono nata nel 1907 là dove sorgeva un’altra piccola caserma di artiglieri. Con me invece fecero le cose in grande: potevo ospitare fino a 3000 soldati, avevo grandi spazi per le attrezzature e i mezzi d’assalto, una palestra gigante, ed altri impianti. Gli abitanti di Casale mi chiamano amorevolmente il “casermone”.

Il mio fiore all’occhiello era l’enorme piazza d’armi: pensa che ha accolto giuramenti di 5000 reclute per volta, ogni mese una festa. Sì, perché nel dopoguerra sono diventata la mamma di tante reclute venute per il servizio militare, l’11° Reggimento si era trasformato nell’11° Battaglione Addestramento Reclute. Ero molto felice in quel periodo, tutti quei soldatini che arrivavano da molte parti d’Italia mi rendevano viva come non mai, ok il rigore degli ordini, ma anche le amicizie, il cameratismo, legami che sarebbero durati per sempre.

La parte del giorno che preferivo era la sera, quando un’orda di giovani virgulti varcava i miei cancelli per la libera uscita, e allora sì che eran risa sguaiate e voglia di uscire per un attimo da un mondo che non era il loro. Che bei ricordi, mi fai venire alla mente! Ora poi che sono più di venti anni che sono abbandonata a me stessa, questi ricordi acquistano un sapore ancora più dolce.

In tanti si sono prodigati per progettare la mia rinascita, per ridare i miei spazi ai cittadini, creando luoghi di incontro, aree di svago e culturali. Architetti e studenti universitari hanno immaginato un futuro per me fatto di condivisione e di apertura verso il domani. Sembra, invece, secondo le ultime notizie che mi sono arrivate, che il mio avvenire non sarà così roseo come me lo ero immaginato…al parlamento hanno formalmente approvato la mia trasformazione in carcere.

Ed ora…chissà!

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