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Scritto sul (mio) corpo

“Date parole al vostro dolore; il dolore che non parla sussurra al cuore troppo gonfio e lo invita a spezzarsi.” - William Shakespeare

Poggio gli occhi sulle pagine di un libro – e mi sento meglio.

Non riesco più a scrivere molto, in questo periodo. Pochi articoli sul mio blog, poca poesia, poco di tutto ciò che faccio di solito davanti al mio portatile.

Scrivo poco perché ho male a un braccio, per cui scrivere diventa un processo doloroso.

Scrivere non si può per ora molto, ma leggere sì. Per cui, negli ultimi tempi non faccio che leggere e leggere, appena ho un minuto libero, libro dopo libro.

Stare dentro un libro è terapeutico.

Stare dentro un libro, con gli occhi, con la mente e il cervello, coi pensieri, con il cuore ed ogni emozione condivisa con i personaggi, mi fa dimenticare il dolore fisico. Me lo nasconde per un po’.

Da febbraio 2021 non sto benissimo. Ne ho passate parecchie, dopo avere fatto il vaccino.

Sono una pro vaccino convinta – sono andata a vaccinarmi appena possibile, per fare del bene a me stessa, e agli altri.

Ogni corpo, però, si sa, reagisce a modo suo. Il mio ha reagito in modo particolare, inaspettato: andando in tilt.

Il sistema nervoso centrale è impazzito.

Le difese immunitarie si sono abbassate.

Questo ha portato a tutta una serie di malanni e disturbi nuovi e improvvisi, uno dopo l’altro.

Ho iniziato a soffrire di mal di testa lancinanti, anche solo a sfiorarmi il capo.

Ho iniziato ad avere problemi piuttosto seri di deglutizione e di digestione.

Ho dolori muscolari e scheletrici nuovi, a tutte le parti del corpo, mai sperimentati prima.

Ho afte che mi crescono su palato e bocca appena mangio qualsiasi cosa.

Ho disturbi neurologici improvvisi in più parti del corpo.

Ho il braccio vaccinato che, a forza di provare dolore, si è bloccato e con sé ha bloccato la spalla – creandomi questa cosa che si chiama “spalla congelata”.

Ho visto più medici specialisti che amici da febbraio 2021 in poi.

Alcuni mi hanno capita e supportata con parole calde e buone.

Altri mi hanno trattata con sospetto suggerendomi di curarmi l’ansia.

Lo scopo di questa mia condivisione non è di trovare una causa, un colpevole da additare e infangare.

Ci tengo però a raccontare come sono stata e sto, perché è giusto che si raccontino tutte le narrazioni di chi ha deciso di fare il vaccino, assumendosi responsabilità e rischi.

Le storie come la mia sono scomode, in questo frangente storico e sanitario. Ma esistono, e vanno ascoltate.

Continuo a rimanere una sostenitrice del vaccino, ma mi piacerebbe che non si avesse paura ad ammettere “sì è vero, il vaccino può creare effetti collaterali, anche a lungo termine, in alcune persone”.

Consapevole che non c’è paragone tra il numero di danneggiati da covid e da vaccino. Consapevole che questo è uno dei pochi strumenti che abbiamo a disposizione oggi.

Ma sarebbe bello sentire ogni tanto in giro anche una voce come la mia, che ha sofferto e soffre ancora. Sarebbe bello se nel mondo non si sostenesse una narrazione soltanto, contro ogni altra verità, come se soltanto quella fosse l’unica, di verità. Sarebbe bello se quando racconto il mio dolore a qualcuno, questo qualcuno non si spaventasse dicendomi che “è tutto nella mia testa”.

Ogni persona, ogni corpo, contiene la propria verità, che è unica, singola e singolare. Che dipende da tanti fattori. Che va ascoltata, e rispettata.

Ecco, questa mia condivisione, alla fine forse chiede soprattutto questo: rispetto per ogni voce, per ogni piccola storia personale, per ogni dolore.

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