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Cucinando s’impara (ad amare)

Per te

Impara a cucinare, prova nuove ricette, impara dai tuoi errori, non avere paura, ma soprattutto divertiti.

Julia Child, cuoca

Ho iniziato a cucinare per davvero a Milano.

A 48 anni.

Ho iniziato a cucinare a Milano, dal 1 settembre 2022, perché nei 2 anni precedenti a Firenze non avevo una vera cucina, ma un mobiletto con 4 fornelli elettrici che non potevano mai essere accesi tutti assieme (sennò addio corrente!), e zero forno, e zero lavello.

Il mio lavello, per 2 anni è stato il lavandino del bagno. Il mio non-forno è stata la difficoltà maggiore: 2 interi anni senza la possibilità di fare muffin o torte, roba da cadere in depressione! (ma mi sono rifatta coi pancake in padella!). Ho recuperato un microonde micro di sopravvivenza ma non sono riuscita a cuocerci nessun dolcetto – era sempre a rischio surriscaldamento!

Una scelta non facile, vivere lì dentro, in questa specie di monolocale, per 2 anni, ma ricompensata dal contesto esterno: uscivo e mi trovavo di fronte alle Cappelle Medicee, e il brulichio multicolore dei banchetti del mercato di San Lorenzo (compresa la storica meravigliosa pasticceria Sieni!) e da alcuni elementi del contesto interno: pavimento in cotto e soffitto alto affrescato, e 2 finestre molto ampie con vista su un giardino interno rigoglioso e verdissimo, con piante e arbusti e glicini e installazioni d’arte – per via della scuola d’arte che un tempo sorgeva lì. Una vista che per 2 anni ha alimentato moltissimo la mia scrittura.

A Milano ho (ri)ritrovato il forno (a vederlo la prima volta, che commozione!), ancora i fornelli elettrici ma stavolta che possono essere usati tutti assieme appassionatamente. Ma soprattutto, a Milano ho (ri)trovato il lavello in cucina – dove se ne deve stare.

A Milano ho (re)imparato a cucinare, sulla spinta dell’entusiasmo di avere una cucina “vera” tutta attrezzata (compresa la lavastoviglie, che per ora se ne dorme, ma sarà il passo successivo!), e grazie al frullatore a immersione che mi sono subito regalata (next step: un robottino tritatutto!).

A Milano mi sono messa a cucinare anche per tenere a bada la solitudine di certi momenti, lo ammetto (che poi ancora non ho l’uomo che amo qui vicino, perlomeno fisicamente).

A Milano mi sono messa a cucinare “sano” per tutta la serie di disturbi di salute infiniti sopraggiunti dopo il vax.

A Milano mi sono messa a cucinare davvero perché a Milano i prezzi sono altissimi. In tutta Italia, in questo periodo storico stiamo assistendo a una inflazione fortissima. E in questa metropoli, che già era cara prima, puoi immaginare cos’è successo ai prezzi degli alimentari nei negozi e supermercati! 

Prepararmi i pasti per tutta la settimana, da tenere nel congelatore (nel monolocale a Firenze avevo il cosiddetto frigobar da hotel, con zona congelatore micro priva di sportello, che dunque non congelava), è un segno di protesta contro questo periodo storico carissimo (e i nostri stipendi fermi).

Di solito cucino il pomeriggio o la sera dopo 2 lavori, o nel weekend, e cucinare diventa uno stato meditativo in cui esco dalla mente (finalmente!) per dedicarmi a un compito concreto, manipolativo, dove uso le mani. Dove quel che conta è misurare, mescolare, impastare, tagliuzzare. La testa mi serve solo per controllare le ricette, e anche anche, perché la mia vera rivoluzione sta nell’introdurre variazioni minime a seconda di quel che ho in casa (non ho mai nulla più del necessario che so mi servirà per i pasti della settimana – altro modo per tenere sotto controllo le spese), a seconda dell’estro, delle mie voglie. Invece del latte, nella frittata con verdure che andrà in forno ci metto lo yogurt greco – che ho già in frigo – et voilà, ne esce un pasto delicato e gustoso!

La creatività in cucina, non l’avevo mai considerata più di tanto. Ovvero, sì, ma solo nel reparto dolci e muffin. Spesso, nell’era del forno e dunque dei muffin, mi sono trovata a improvvisare e osare combinazioni nuove. Ma per quanto riguarda il salato, questo sconosciuto, ho sempre giocato al ribasso…. Spesso mi sono affidata alle consegne a domicilio, aspettando felice che qualcuno cucinasse per me e qualche altro me lo portasse in casa (ah, che relax!), per poi magari ritrovarmi a mangiare qualcosa di scotto, freddo, insapore, per niente simile alle mie aspettative. E dunque: cena rovinata. Perché farsi rovinare la cena, allora? Qualche sera fa ero di corsa di rientro da una riunione, ero per strada già affamata, e mi sono fatta tentare dalla rosticceria indiana vicino casa: un bel piatto da asporto di bocconcini di pollo al burro con spezie. Beh, arrivata a casa, ne ho apprezzato il miscuglio inedito di sapori, ma per il pollo, mi sembrava di mangiare della plastica. Nel mentre pensavo al contenitore che avevo nel freezer, un piatto preparato qualche giorno prima, che avrei potuto scongelare per tempo: bocconcini di pollo con latte di cocco e verdure e curry rosso (curry regalo del mio amico Simone esperto di cucina nipponica, prima che lasciassi Firenze), con riso giapponese. Non credo che il mio piatto avrebbe saputo di plastica.

Dunque perché queste mie riflessioni culinarie? Per ostentare un po’ le mie nuove abilità? No! Io stessa sto imparando, non mi considero una maga della cucina, una che ha una propensione per il cucinare. Sono una che impara e sta imparando – sulla spinta della mia curiosità innata, questo sì – come potrebbe fare qualsiasi altra persona, iniziando dalle ricette online dei siti più noti. Sono una che fa errori (e continuerà a farli, spero!), come quando ci ho messo troppo aglio nell’humus che è diventato immangiabile, o troppo sale nelle vellutata di finocchi che ho dovuto buttare.

Tutto questo per dire che: sì, il cambiamento è possibile. Cambiare, è possibile. Diventare un persona un po’ diversa, con aspetti nuovi che magari ti stupiscono, come è successo a me: una che cucina di tutto, chi l’avrebbe detto! Io, che tendenzialmente vivo nella mia mente o dentro i libri che leggo o negli articoli che scrivo, mai avrei pensato di appassionarmi  all’atto del cucinare… se me lo avessero detto anche solo 1 anno fa, mi sarei fatta una bella risata!

Certo, il mio cambiamento è stato favorito da come ho non-vissuto la cucina negli ultimi 2 anni. Certo, è legato all’aumento incredibile dei prezzi degli alimentari. Ma ogni cambiamento, alla fine, deriva da un qualche fattore che non ci rende felici, che non ci sta più bene, che ci mette voglia di rompere gli schemi soliti e aprirci all’ignoto. Fa paura? Come no, fa paurissima! Un conto è attuare un cambiamento in cucina – mettersi a cucinare, con pazienza e buona volontà. Un conto è un cambiamento in altre sfere della vita, più delicate – lavoro, relazioni.

Ma il cambiamento può partire, intanto, dalle piccole cose. Modificare alcune abitudini, prima di lanciarsi in cambiamenti più radicali. Questo ci dimostra che cambiare  – una situazione che non ci piace, un aspetto di noi che non ci soddisfa – è sempre possibile, se la spinta parte da NOI. Uno stimolo interno, difficile da trovare magari all’inizio, ma che tutti abbiamo, e sta lì dentro di noi ad aspettare che lo troviamo e prendiamo per mano. Prendere per mano questo stimolo interno perché ci accompagni e sostenga nel cambiamento che vogliamo affrontare. E poi il resto verrà.

Penso a me nel 2010, nella fase di rientro dopo 2 anni avanti e indietro dagli Stati Uniti, al mio senso di smarrimento in Italia, zero senso del futuro, e alle parole della mia cara amica statunitense Lisa, per darmi una mano a ritrovare il mio centro: “Veru, parti dal basso, dalle piccole cose quotidiane. Mettiti a cucinare i tuoi pasti, prenditi cura di quello che mangi, con piccoli gesti quotidiani, semplici, come se curassi un amore.”

Ci ho messo oltre 10 anni, cara Lisa, a imparare a curare quell’amore – per me stessa. E adesso non smetto più.

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2 Comments

  1. Il CAMBIAMENTO…. la cosa più difficile da attuare per l’essere umano! Ma si può, come dici tu bisogna volerlo da dentro e, nonostante ciò, richiede impegno, dedizione, convinzione perché si cade spesso e si è tentati di mollare…. Ma che bello sentire come lavora dentro quando è in atto 😊

    • Grazie cara Paola, per queste tue preziose – e verissime! – osservazioni. In effetti parte più difficile è esattamente metterlo in atto, quel cambiamento…quando poi tutto parte, e ci si sta nel mezzo, si impara a ballare assieme al cambiamento 😉


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