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Chi ha paura dello psicologo?

Ogni gesto che dalla gente comune e sobria viene considerato pazzo coinvolge il mistero di una inaudita sofferenza che non è stata colta dagli uomini. - Alda Merini

Parlare di salute mentale, oggi, a fine 2023, è ancora un tabù per molti.

Ammettere che si va dallo psicologo, perché si sta affrontando una fase difficile della propria vita, è ancora per molti quasi una vergogna, qualcosa da tenere nascosto, “ché poi chissà cosa pensano gli altri di me”.

Come se farsi dare una mano nel curare i dolori del cuore, della mente, non fosse altrettanto importante e logico, naturale, del farsi curare un dolore fisico.

Quando pronunciamo la parola “salute”, subito ci viene in mente il corpo. Il fatto che funzioni in maniera corretta, senza procurarci dolore. Ma esiste un altro tipo di salute, che non è da meno, anzi. Un tipo di salute che contribuisce al nostro benessere a tutto tondo, e ha un grande impatto sulla qualità della nostra vita quotidiana e delle nostre relazioni: la salute mentale.

Una parola ancora troppo legata a “pazzo” o “pazza”. A una persona disturbata, rinchiusa in qualche manicomio. Retaggio culturale, della società in cui siamo cresciuti. I manicomi per fortuna non esistono più, ma esistono ancora (troppe) gabbie che circondano la persona con disturbi mentali – dentro e fuori.

Salute mentale oggi ha un significato più ampio rispetto al passato. L’Organizzazione Mondiale per la Sanità ha fatto grandi passi in avanti nella definizione di salute mentale: uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non semplicemente l’assenza di malattia o infermità”.

Ci sono dei segnali a cui fare attenzione, dicono gli esperti. Campanelli d’allarme di un possibile disturbo mentale, che si protraggono nel tempo, come non riuscire più a dormire bene, non avere più fame, litigare con le persone care con più frequenza, sentirsi spenti, senza voglia di fare. Trovare ogni nostra azione insignificante e preferire starcene da soli che in compagnia. Così come il nervosismo che aumenta per un nonnulla, o gli sbalzi d’umore: un giorno alle stelle e l’altro alle stalle.

Il dato preoccupante, che ci dovrebbe riguardare tutti, è lo stato di benessere degli adolescenti fotografato dall’Istat nel 2021: 6,2% con un basso livello di salute mentale, rispetto al 3,2% del 2019.

Ok, lo sappiamo bene, c’è stata una pandemia di mezzo. Ma sono dati che dovrebbero allarmarci e farci prendere iniziative per ottenere qualcosa che vada oltre al semplice bonus psicologo. Un sostegno più stabile, strutturato, mirato, che coinvolga famiglie, istituzioni, scuole, specialisti sanitari, in una collaborazione effettiva e sinergica.

Altro dato che fa riflettere, condiviso dal Prof. Sandro Veronesi, Presidente della Fondazione Umberto Veronesi: nella presa in cura dei tumori maschili è prevista anche la figura dello psicologo (sia per il paziente che per le persone vicine). Eppure, è ancora solo 1 uomo su 5 che accetta un percorso di supporto psicologico.

Può capitare a ognuno di noi un momento di difficoltà con conseguenze sulla nostra salute mentale. La cosa importante è sapere che esiste chi può darci un sostegno professionale, e non vergognarci a chiedere aiuto – così come non ci vergogniamo a farci aiutare per una gamba rotta.

Il 10 ottobre 2023 è stata la Giornata mondiale della salute mentale. È un argomento che mi sta molto a cuore, per cui il 13 ottobre ho partecipato a un incontro sostenuto dal Comune di Milano, con l’obiettivo di porre la salute mentale al centro del dibattito sociale e politico. Mi hanno colpita le parole del Prof. Bernardo dell’Osso, Direttore del Dipartimento di Salute Mentale dell’Asst Fatebenefratelli-Sacco di Milano.

Ribadiva l’importanza di fare attenzione ai segnali di rischio osservabili nelle persone. L’importanza di riconoscere tali fattori per tempo, per intervenire e pre-venire. Il percorso psicoterapeutico è essenziale, ma non soltanto nel momento dell’insorgere del disturbo mentale, per curarlo.

Il Prof. Dell’Osso ha sottolineato questo, che sta alla base di un approccio davvero innovativo nella presa in cura della salute mentale: il percorso psicoterapeutico dovrebbe avvenire quando si sta bene.

A quando, sulla scia del medico di famiglia, lo psicologo di famiglia?

Illustrazione in copertina di Mohamed_hassan, tratta da Unsplash

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