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Chi vi ama, vi segua

Haiku del mese

Imparare

guardando

e facendo.

Sono quel che sono grazie ad alcuni insegnanti.

Cioè, sono diventata insegnante, e soprattutto, un certo tipo di insegnante, grazie a degli insegnanti illuminati che ho incontrato nella mia carriera scolastica.

È sempre questione di incontri, la vita.

Chi incrociamo nel nostro cammino, e sa lasciare una qualche traccia in noi. Risvegliare una passione che magari neanche sapevamo di avere, o era lì lì per accendersi.

Poi arriva questa persona, speciale per il suo modo di fare, di essere, con cui si instaura una qualche connessione. Che ci motiva, ci trascina con sé, ci fa aprire gli occhi, scoprire mondi nuovi.

O semplicemente, ci guida a scoprire noi – chi siamo, cosa ci piace fare, quali sogni abbiamo. Come vorremmo diventare.

L’esempio di un adulto è importante. Avercelo lì davanti, vedere come si comporta, stimarlo per quel che fa, per quel che è. Pensare dentro di sé che sì, ci piacerebbe proprio diventare come lui o lei.

A me è successo innanzitutto alle medie. A quei tempi non tutte le classi potevano avere l’insegnamento di inglese. Si poteva fare richiesta, certo, ma poi c’era un sorteggio, e se ti andava male, ti beccavi il francese.

A me è andata “bene” e mi è capitato l’inglese – che volevo ardentemente. È la mia insegnante di inglese che mi ha portato a pensare, per la prima volta, che mi sarebbe piaciuto diventare come lei. Lei era estremamente calma, pacata, paziente. Dolce e comprensiva. Non ho un ricordo di lei alterata. Sapeva arrabbiarsi, certo, ma con grazia. Questo, mi ha lasciato la mia prof di inglese delle medie:

  • la pacatezza, la modestia, la pazienza,
  • il controllo delle emozioni anche nei momenti complessi,
  • la capacità di ascoltare con cuore aperto e disponibile.

Al liceo poi è arrivato il prof di inglese, lo stesso per 5 anni: istrionico, creativo, preparatissimo e appassionato di letteratura. Un accento British perfetto. Ci parlava sempre e solo in inglese, e anche se non capivo, capivo lo stesso! Ci faceva vedere film, cartoni animati, ascoltare canzoni. Ci riempiva di stimoli – e stiamo parlando degli anni ’90, i mezzi erano quel che erano, ma lui non ci faceva mancare nulla. Studiare con lui, era un piacere estremo, fatto di attività speciali, che andavano dalla recitazione ai giochi di gruppo. È grazie a lui, che ho pensato, per la prima volta, ehi, non mi dispiacerebbe diventare insegnante di inglese! Anzi, vorrei diventare esattamente come lui! Questo, mi ha lasciato il mio prof di inglese del liceo:

  • la curiosità e l’apertura verso le culture,
  • il desiderio di mettersi in gioco e imparare sempre,
  • un tocco di ironia e  leggerezza.

Ci sono poi altri 3 insegnanti del liceo che hanno lasciato un ricordo indelebile in me. 

Il mio primo prof di francese era verso l’età della pensione, un uomo duro, un insegnante autorevole e severo, ma con un cuore, di fondo, tenerissimo. È lui che ci ha fatto leggere per la prima volta Il piccolo principe, in francese. Si illuminava ad ogni pagina, a spiegarci i tesori e significati nascosti tra le righe. La passione con cui condivideva il suo insegnamento, non la scorderò mai.

Così come non scorderò la prof che lo ha seguito, e che ci ha introdotti alla letteratura francese femminile del ‘900. Non mi stancavo mai di ascoltarla, quando si accendeva di passione a raccontare di donne che, in tempi sospetti, hanno saputo fare la differenza, far sentire la propria voce. Credo di essere la donna che sono oggi, molto attenta alle questioni femminili, anche grazie a lei.

Non per ultimo, il prof di tedesco, appassionato di teatro. Che le tecniche del teatro usava a lezione, specie per farci memorizzare tutta una serie di modi di dire in tedesco, che all’epoca non avevano alcun senso alle mie orecchie, ma nel tempo sono divenuti automatici e significativi. Questo prof era uno sperimentatore, aveva inventato un suo metodo alternativo di insegnamento, lo sperimentava con noi, ed io devo ringraziarlo oggi, perché è grazie a lui che so entrare in classe e sperimentare allo stesso modo, attingendo dal mio bagaglio di conoscenze ed esperienze, dalle capacità che ho accumulato negli anni di lavoro.

Sono quel che sono grazie a loro. Forse inizierò a scordarne i nomi e cognomi, ma quel che mi hanno lasciato, quello non passerà mai.

Qui puoi leggere altre riflessioni sui maestri di vita:

https://www.biocaffeina.it/2021/01/07/i-miei-piccoli-grandi-maestri/

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