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La tenuta reale

Quante battute di caccia hanno visto i miei boschi!

Dal 1600 il Duca di Parma Ranuccio Farnese aveva fatto costruire un casino di caccia per le sue scorribande, ma è grazie a Maria Luigia d’Asburgo che ho raggiunto il mio massimo splendore nella prima metà dell’800.

Maria Luigia, moglie di Napoleone, venne in Italia dopo l’esilio del marito all’Isola d’Elba, dato che il congresso di Vienna gli aveva dato in vitalizio il Ducato di Parma e Piacenza. Maria Luigia si era innamorata di me, della posizione privilegiata vicino a Parma, dei miei 2000 ettari di estensione e della bella villa che Maria Amalia d’Asburgo aveva fatto costruire nel ‘700 all’architetto di corte Alexandre Petitot.

Io in quegli anni diventavo sempre più bella e grande, l’architetto Bettoli aveva avuto incarico dalla Duchessa di costruire nuovi spazi. Fu così che alla villa mi affiancò un teatro, un lungo colonnato e altre villette per i figli della nobildonna.

Davanti a me cresceva, nello stesso momento, un grandioso parco all’inglese pieno di piante secolari e monumentali, un viale di cedri che ho sempre amato, e camminamenti ben tracciati nei boschi.

Alla morte della Duchessa sono passata attraverso tante mani, da i Duchi Borbone ai Savoia, fino all’ingegnere Severino Grattoni come compenso per la progettazione del traforo ferroviario del Frejus.

Sono stati anni difficili, sai, nessuno mi ha curata come si deve, i soldi per la manutenzione non bastavano mai e gli ultimi due terremoti mi hanno dato il colpo di grazia.

Fortunatamente il parco e una parte dei miei 13000 metri quadrati sono ora gestiti da un consorzio che li ha ristrutturati e aperti al pubblico. Non sono più sola adesso, sento le grida felici dei bambini che giocano sui prati e i chiacchiericci complici delle coppiette che si vengono a rilassare all’ombra dei miei alberi. Qualche esploratore urbano si avventura ancora dentro le mie mura, tra le stanze vuote e polverose, immaginando i fasti di un tempo che non è più.

Vorrei tanto ritornare al mio splendore originario, per mettere a disposizione tutti i miei spazi alla comunità, ché possa godere di tanta bellezza e, perché no, farmi ancora un po’ di compagnia!

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