Skip to content

Fammi casa

L'appartenenza è avere gli altri dentro di sé. - Giorgio Gaber

C’è chi si porta appresso il mondo.

E al suono di “casa dolce casa”, risponde con un “mondo dolce mondo”.

Perché la sua casa, è un po’ ovunque nel mondo – in tante città diverse, in Paesi diversi.

Esistono i cosiddetti nomadi digitali, persone senza fissa dimora che svolgono lavori digitali da remoto, e si spostano a lavorare (e vivere) di luogo in luogo, per periodi più o meno lunghi.

Come possiamo definire invece chi è un misto di lingue e culture, è nato da una parte, cresciuto in un’altra, e ha scelto di vivere ancora altrove – e si sente a casa in ognuno di questi luoghi? 

Qualcuno che possiede una identità mobile, forse.

Anya Taylor-Joy l’attrice della serie TV di successo La regina degli scacchi, sa bene cosa vuol dire possedere una “identità nomade”.

Anya è nata a Miami – e fin qui tutto bene e chiaro. Chi sono i suoi genitori? Beh, la mamma è anglo-spagnola, nata in Zambia (e parla alla figlia spagnolo, che diverrà la sua lingua materna). Il padre, nientepopodimeno,  è argentino-scozzese, nato a Buenos Aires.

La nomadicità di Anya inizia presto: passa i primi 6 anni di vita a Buenos Aires e poi si trasferisce a Londra (dove si rifiuta perfino di parlare inglese – talmente forte è il suo legame con l’Argentina e lo spagnolo). A 14 anni molla pure Londra per trasferirsi a studiare recitazione a New York, per tornare in Inghilterra 3 anni dopo.

Nell’intervista che leggo su di lei nella rivista Elle (nr. 22, 18 giugno 2022), la domanda che non può mancare è “Dove e con chi si sente a casa?”.

“In nessun luogo in particolare”, esordisce Anya. “Ma credo che casa sia dov’è la persona che amo, e più precisamente dove stiamo insieme.

Le relazioni che fanno casa. Quel sentire di far parte di un nucleo comune, che infonde calore, sicurezza, solidità – gioia. Che fa sentire di avere un luogo(persona) a cui tornare. Delle radici(persone) radicate da qualche parte.

Penso a tutte le mie relazioni-casa che ho sparse per il mondo: casa-Maria a Zagabria, casa-Barbara a Roma, casa-Jessica a Torino, casa-Enrica e casa-Ottavio a Mestre, casa-Sara a Venezia, casa-Elena a Salonicco. Persone che fanno casa. 

Se penso alla mia casa, visualizzo una rete che si espande geograficamente a collegare alcune persone in particolare. Persone che vivono altrove ma sento quasi quotidianamente. Che sanno tutto di me, sono aggiornate sulla mia vita, che si pre-occupano per me, che sanno esserci nel bisogno – ed io per loro.

Casa, è un misto di sensazioni, anche?

Anya sembra provare lo stesso, quando, nella sua intervista ad Elle, racconta che per lei, casa “si è sempre trattato di un sentimento, piuttosto che di un’abitazione o un Paese.”

Allora mi viene da pensare, forse, sentirsi a casa equivale a sentirsi casa?

Casa sei tu che mi stai accanto.

Fatti casa. Fammi casa.

Facciamoci casa – gli uni per gli altri.

Canto madre

Dicevi

lascia aperta la porta dei ricordi

quand’è che torni

figlia

ed io contavo i passi

come giorni

le voci, mamma, mi suonano dentro

assieme alle identità

e per ogni identità

una voce,

dicevi allora che fare silenzio ha un potere

di cura spaventoso

che ho un’infanzia

ai bordi, da nutrire come animale

che ha fame,

dicevi certe vite non si risolvono

dentro

nemmeno a pagina 45

anni,

dicevi

being located is narrow

and you should feel

above location

appartenere a un solo luogo ti limita

mentre tu

sei oltre l’appartenenza,

dicevi

quando mi leggi

in inglese, mi vedi

un riparo intorno

reading you

in English is seeing you

sheltered

ma eri un sogno

ed in sogno vedevo

madre

il mio bisogno,

dicevi

a Firenze m’ama non m’ama

non funziona

nessuna città

se la strizzi a lungo

nemmeno con dolcezza

lacrimerà fate e certezze,

dicevi ed io sentivo

sollievo risalire dagli occhi

riempirli

di nuovo colore,

dicevi una quercia

ti cammina a fianco

un faggio ti dà consiglio

ma tu figlia

non ascolti

scivoli

al banco dei sogni

ed io rispondo

perdóno

perdo e risorgo

ascolto adesso

il tuo canto madre,

dice le città

non ti abbandonano

sono sempre lì

da riprendere

dice le madri

sono sparse nelle città

mothers

are scattered into cities

pronte ad accoglierti

senza rumore,

dice alla fine

home hides

inside people

ci sono le case,

dentro le persone.

Verusca Costenaro, da AFFLUENTI VOLUME SECONDO, a cura di Edoardo Olmi e Marco Incardona, Ensemble Edizioni 2020

Share on facebook
Facebook
Share on twitter
Twitter
138 Views

No comment yet, add your voice below!


Add a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

138 Views